MARIE ANTOINETTE | TRAGIC QUEEN OF FRANCE | #2




Ci sono passi nella storia, atti nella memoria
che definire ingiusti
è forse un errore storico... 
ma 
alla luce dei fatti e dello studio del passato
di sicuro  si tratta di un delitto dell' umanità...
che spesso di umano non ha nulla...
Uno di questi
è la decapitazione di Marie Antoinette
detta L' Autrichienne
l' Austriaca
La rivoluzione francese

Prosegue il viaggio sulle tracce di Maria Antonietta, spostandosi lontano dagli splendori di Versailles e dalle gioie del Petit Trianon per ripercorrere il periodo più cupo e straziante della vita dell'infelice Regina.

Dopo la riunione degli Stati Generali gli avvenimenti si susseguirono in fretta. Il Terzo Stato che rappresentava la borghesia, cioè mercanti, imprenditori e professionisti, si separò dal resto degli Stati Generali, clero e aristocrazia, e inaugurò l’Assemblea Nazionale Costituente. Il 14 luglio 1789 – che rimane a oggi la festa nazionale francese – la folla di Parigi assaltò la Bastiglia, una delle prigioni cittadine. Il re, spaventato dai moti popolari, promise che avrebbe lavorato insieme all’Assemblea per dare una nuova costituzione alla Francia.
Nel giugno del 1791, il re e Maria Antonietta tentarono di fuggire da Parigi – la fuga di Varennes, come venne soprannominato l’episodio – ma vennero intercettati e riportati a Parigi. Poco dopo la nuova costituzione fu approvata e Luigi venne costretto a giurare come “Re dei francesi” e non più “Re di Francia”.


Luigi XVI




In tutti questi mesi l’ostilità contro Maria Antonietta era cresciuta. I numerosi libelli e pamphlet che in quei mesi circolavano per Parigi la accusavano di tutto: di aver avuto incesti con suo figlio, di avere avuto rapporti con altre donne e di manipolare il re per assecondare gli scopi dell’Austria. Quest’odio aumentò ancora di più con la fuga di Varennes, di cui lei fu accusata di essere l’ideatrice, e poi quando scoppiò la guerra con l’Austria, nel 1792. Maria Antonietta venne accusata di aver chiesto l’aiuto delle monarchie europee per stroncare la rivoluzione. 
 I primi atti che portarono al processo di Maria Antonietta vennero avviati in ottobre. In mancanza di prove concrete e riscontri probatori che giustificassero agli occhi del mondo quella condanna, l’accusatore pubblico Fouquier-Tinville si appellò alla testimonianza che Hérbert riuscì ad estorcere al piccolo Luigi Carlo: ‘Dal modo in cui il bambino si è spiegato si è capito che una volta sua madre lo ha indotto ad accostarsi a lei e che ne è risultata una copula…’
Il 12 ottobre, Maria Antonietta venne interrogata in istruttoria, e ne uscì un processo lungo due giorni, in cui la regina venne accusata delle più assurde nefandezze, riuscendo a difendersi con lucidità e rispondendo sensatamente a tutto ciò che le veniva richiesto, con assoluta calma, fino a quando non le fu rivolta la peggiore di tutte le calunnie: quella di aver avuto rapporti sessuali con il proprio figlio.
Il pubblico tacque, e l’imputata non rispose, fissando rigidamente dinnanzi a sé.
A questo punto la sua risposta venne sollecitata dal presidente.
Non ho risposto perché la natura si rifiuta di rispondere ad un’accusa simile rivolta ad una madre! Faccio appello a tutte le donne che sono oggi in quest’aula!” fu la risentita risposta di Maria Antonietta, in un breve attimo di trionfo che commosse l’aula intera.
A fine processo, dopo sedici interminabili ore in cui Maria Antonietta, stanca e malata, si era sostenuta solo con qualche sorso di zuppa, le venne chiesto se avesse ancora qualcosa da aggiungere a propria discolpa.
“Ancora ieri, ignoravo ciò che i testimoni avrebbero detto contro di me. Ora che li ho ascoltati posso dire che nessuno è riuscito ad accusarmi di un qualunque fatto concreto. Sono solo stata la moglie di Luigi XVI e non potevo che adeguarmi alla sua volontà.”
L'ex sovrana pensava, proprio in seguito a questa mancanza di prove, che le avrebbero concesso l'esilio, e, come lei, molti dei presenti ritenevano ingiusta la condanna che invece arrivò.
Il processo era stato una burla, dal momento che il verdetto era già stato deciso in anticipo: quella creatura 'depravata' doveva 'morire ignominiosamente sul patibolo' così che i rivoluzionari potessero 'cementare nel sangue' la libertà conquistata.




Dopo i disordini del 6 Ottobre 1789, infatti, la famiglia reale dovette abbandonare per sempre Versailles, e la vita che aveva condotto fino a quel momento, per trasferirsi al palazzo delle Tuileries, sorvegliata a vista dalla guardia Nazionale. Da qui in poi il baratro che si spalancò sotto ai piedi di Maria Antonietta trascinò lei e la sua famiglia in una discesa fatale verso la fine: l’odio del popolo, l’insuccesso della fuga di Varennes organizzata dal conte di Fersen e fallita miseramente, da cui la figura del Re uscì completamente distrutta, la caduta della monarchia in Francia e la proclamazione della Repubblica, il trasferimento alla torre del Tempio, la decapitazione di Luigi XVI, e, ultimo dei dolori, l’allontanamento del figlio prediletto, Luigi Carlo, il suo Chou d'amour, che venne affidato alla famiglia di un ciabattino per essere cresciuto secondo i principi della nuova costituzione repubblicana.


Luigi Carlo, il suo Chou d'amour

Quando, la notte del 2 agosto 1793, alle due del mattino, i gendarmi vennero a prelevare Maria Antonietta dalla Torre del Tempio per trasferirla alla Conciergerie, la regina, che all'epoca non aveva che trentasette anni, era ormai ridotta all’ombra di sé stessa: smagrita ed emaciata, soffriva da tempo di pesanti emorragie che, visto il suo deperimento, potrebbero far pensare si trattasse di un tumore all’utero. Le misure di sicurezza adottate per il suo cambiamento di residenza, tuttavia, non sembravano affatto tener conto del precario stato di salute in cui versava l’ex sovrana di Francia, ora vedova Capeto: tutte le porte della torre del Tempio vennero tenute sotto controllo e alle guardie fu ordinato di considerarsi in stato d’assedio. 
Alla Regina, che a quell’ora si trovava svestita, non venne nemmeno concesso il lusso di indossare i suoi abiti in privato, dato che i funzionari municipali la ritenevano capace di una fuga, nonostante, oltre al fragile stato, zoppicasse e fosse pesantemente miope.



Conciergerie

Maria Antonietta era, a quel tempo, demonizzata in tutti modi possibili e immaginabili.
Quando giunse alle porte della Conciergerie, dopo aver percorso Parigi di notte e attraversato il ponte di Notre Dame, all’ex regina venne risparmiata solo l’umiliazione dell’immatricolazione. 

Le guardie la condussero nella sua umida cella (i cui locali originari non esistono più) che madame Richard, la moglie del carceriere, e la giovane cameriera Rosalie Lamorlière, sapendo del suo arrivo, avevano cercato di rendere più consona al rango di chi avrebbe ospitato, trovando delle lenzuola e un guanciale in buono stato. 
Lo spoglio arredamento, inoltre, comprendeva: un letto da campo con due materassi, una mensola, un piccolo tavolo, una sedia, uno sgabello ed un secchio, oltre al paravento dietro al quale sostavano due guardie che avevano il compito di sorvegliare la prigioniera giorno e notte, senza concederle un solo attimo di privacy. 
La prima cosa che Maria Antonietta fece, entrando nella sua spoglia cella, fu salire in piedi sullo sgabello per appendere alla parete un orologio d’oro, dono di sua madre Maria Teresa d’Austria, che portava sempre con sé considerandolo un portafortuna. E furono pianti amari da parte sua quando le guardie decisero di sottrarglielo, alcuni giorni dopo.
Maria Antonietta, ora denominata 'la prigioniera numero 280', avrebbe trascorso altri 76 giorni, prima dell’infelice fine, in quella macabra prigione.
 



La Conciergerie è decisamente uno degli edifici più sinistri di Parigi, tanto da meritarsi l’appellativo, secondo Balzac, di ‘anticamera del patibolo’. In origine prima dimora dei re di Francia, venne resa una prigione agli inizi del 500. 





La prima sensazione, entrando alla Conciergerie, è di profonda angoscia. L’ambiente è tetro, silenzioso e profondamente umido, data la sua ubicazione sulle sponde della Senna. E se è facile, al giorno d’oggi, rimanerne impressionati, posso solo immaginare come debba essersi sentita Maria Antonietta al suo ingresso in quella prigione, che fu l’ultima delle sue dimore terrene.
Entrando nella sua cella (ricostruita su una parte della vera segreta della regina) si può scorgere, nell’oscurità, una dama velata di nero, di spalle, seduta davanti ad un piccolo tavolo, nell’atto di reggere tra le mani un libro di preghiere. E’ così che probabilmente Maria Antonietta doveva apparire agli occhi delle guardie che, pochi metri dietro di lei, bevevano vino e giocavano a carte senza concederle un attimo di intimità. Un tempo, quella triste e deperita figura in nero, era stata la donna più affascinante ed ammirata di tutta la Francia. 





Sempre nella sua cella, conservati in una teca di vetro, sono custoditi alcuni oggetti personali appartenuti all’ex sovrana: una piccola brocca di porcellana, un crocifisso, un fazzoletto e un pezzo di tappeto che originariamente ricopriva il pavimento della sua cella.






Place de la Concorde

Il mattino del 16 ottobre 1793 Maria Antonietta si recò al patibolo sopra ad una carretta trainata da un solo cavallo, come tutti gli altri condannati (a Luigi XVI era stato concesso l’onore di recarvisi in carrozza). Le erano stati tagliati i capelli e legate le mani dietro alla schiena, un prete repubblicano sedeva al suo fianco, e, lungo il tragitto, la folla si prodigava in grida e insulti all’indirizzo ‘dell’infame Antonietta’: “Morte all’austriaca! Morte alla cagna!”. 






Maria Antonietta che viene condotta alla ghigliottina, schizzo di Jacques-Louis David
  

Affacciato ad una finestra il pittore Jacques-Luois David fissò, con pochi tratti di matita, l’ultimo ritratto dell’infelice regina in viaggio verso la fine.
Quella che oggi è chiamata Place de la Concorde, era denominata, ai tempi della rivoluzione, Place de la Revolution, per l’appunto, ed è qui che troneggiava la ghigliottina.
Maria Antonietta salì i gradini del patibolo, inciampò nei piedi del boia, e si scusò con lui.
"Perdonatemi, non l'ho fatto apposta."
Furono le sue ultime parole, prima che la lama si abbattesse sul suo corpo, proiettandola, con la sua tragica fine, nell’olimpo dei miti.
Oggi, ai piedi dell’obelisco posto al centro della piazza, è conservata una targa commemorativa per le violente morti di Luigi XVI e Maria Antonietta.
 









Saint Denis

Nella basilica di Saint Denis, dove sono conservati i corpi di Maria Antonietta e Luigi XVI, e di tutti i grandi re di Francia.
Dopo la decapitazione, il corpo e la testa di Maria Antonietta trovarono sepoltura nel cimitero della Madeleine, in una fossa comune in cui era stato gettato anche Luigi XVI, e qui rimasero, fino al gennaio del 1815, quando si decise di riesumarli per offrirgli la degna sepoltura che gli era stata negata nel burrascoso periodo della Rivoluzione.
Pare che, al momento dell’esumazione, il corpo della Regina venne identificato grazie alle calze e alle giarrettiere, mentre la testa fu riconoscibile perché perfettamente conservata, fatto che fece svenire più di un presente. Un testimone affermava addirittura di avervi visto ‘lo stesso sorriso che mi aveva un tempo rivolto a Versailles’.
Il 21 gennaio, anniversario della morte di Luigi XVI, i corpi dei sovrani, dopo una solenne cerimonia, trovarono finalmente la pace nella basilica di Saint Denis, cimitero di tutti i grandi re di Francia.

Basilica di Saint Denis
Nella Basilica è possibile ammirare uno dei più alti esempi di scultura funebre, tra cui spicca, per bellezza, il complesso scultoreo di Maria Antonietta e Luigi XVI.
Sotto all’altare, nella cripta, i corpi dei sovrani riposano sotto a delle semplicissime lastre di marmo nero. 



 Poco distanti, negli ossari, riposano i loro figli, il primo Delfino Luigi Giuseppe e Luigi XVII (di cui è conservato anche il cuore). L’ambiente è molto scuro e silenzioso, e invita alla riflessione.
 



Chi fu veramente Maria Antonietta? 
Risposte differenti si potranno ottenere tra i suoi detrattori, così come tra i suoi ammiratori. 
Negli anni la sua figura è stata più volte stravolta: superficiale sperperatrice, subdola intrigante, lasciva traditrice dedita alle più impensabili attività. 
Maria Antonietta, a mio parere, non fu nulla di tutto ciò. Sicuramente peccò in molte cose, ma fu una donna sostanzialmente buona, generosa e coraggiosa, come dimostra l'ultima parte della sua vita. Vittima delle circostanze, divenne il simbolo stesso del vecchio regime e attirò su di sè l'odio dei rivoluzionari.
 Immolata come capro espiatorio di un'epoca ormai tramontata, si trasformò in un mito e in un'icona, che vive ancora adesso.

VIDEO PRIMA PARTE:
https://www.youtube.com/watch?v=i3kYKfep8gc 

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