I Temperamenti: Il flemmatico #4





❤︎ TEMPERAMENTO FLEMMATICO ❤︎
1) Caratteristiche: II flemmatico, o non si eccita mai o si
eccita soltanto debolmente. Anche la reazione è debole, quando non manca completamente. Le impressioni ricevute scompaiono subito e non lasciano orma nella sua anima.
2) Buone qualità. II flemmatico lavora adagio, però assiduamente,
purché non si richieda da lui uno sforzo intellettuale troppo grande. Non s'irrita facilmente a motivo d'insulti, d'insuccessi o malattie. Rimane tranquillo, discreto e giudizioso. È sobrio e ha un buon senso pratico della vita. Non conosce le passioni vive del sanguigno, né quelle profonde del nervoso, né quelle ardenti del collerico; si direbbe che manca assolutamente di passioni. Il suo linguaggio è chiaro, ordinato, giusto, positivo; più che colorito, ha energia e attrattiva. Il lavoro scientifico, frutto di una lunga pazienza e di coscienziose investigazioni, gli conviene di più che le grandi produzioni originali. Il cuore è buono, però sembra freddo. Se è necessario, si sacrificherà fino all'eroismo; però gli manca entusiasmo e spontaneità, perché la sua natura è indolente. È prudente, riservato, riflessivo, opera con sicurezza, raggiunge i suoi fini senza violenza, perché allontana gli ostacoli invece d’infrangerli. Alle volte la sua intelligenza è molto chiara. Fisicamente, il flemmatico è di viso amabile, di corpo robusto, di andatura lenta.
3) Cattive qualità. La sua lentezza gli fa perdere delle buone occasioni, perché tarda troppo a mettersi in cammino. Non s’interessa gran che molto di quello che avviene fuori di lui. Vive per se stesso, in una specie di concentrazione egoista. Non serve a comandare e a governare.
Nei casi più urgenti rimangono atoni, dormiglioni e vaghi, completamente insensibili alle voci di ordine superiore che potrebbero smuoverli dal loro letargo.
4) Educazione del flemmatico. Si può trarre buon partito dal
flemmatico, se gli s’inculcano convinzioni profonde e si esigono da lui sforzi metodici e costanti. A poco a poco giungerà molto lontano. Però occorre scuoterlo dal suo letargo e dalla sua indolenza, spingerlo ad alte mete, accendere nel suo cuore apatico la fiamma di un grande ideale. Bisogna condurlo al pieno dominio di se stesso, non come il collerico — contenendolo e moderandolo — ma, al contrario, eccitandolo e risvegliando le sue forze addormentate.

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